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martedì 7 gennaio 2014

CONDOMINI E CATTIVI PENSIERI di Franca Berardi

CONDOMINI E CATTIVI PENSIERI di Franca Berardi

L’aveva notata già da diverso tempo ormai.
Lei arrivava sempre alla stessa ora, si sedeva allo stesso bar e sempre al solito tavolino di fronte al lungolago…beveva un caffè,
fumava una sigaretta e poi andava via in tutta fretta senza scambiare mai una parola con alcuno.

Così, lui, decise di seguirla…; l’aveva già fatto altre volte ma non era mai riuscito a vederla bene in viso; lei era sempre di schiena, mentre fumava in silenzio e camminava a passo sostenuto.
Né mai lui avrebbe osato avvicinarsi a lei visto che era timidissimo ed impacciato oltremodo.
In un freddo mattino di dicembre, dunque, lui la seguì mentre lei, quasi subito dopo, sparì tra un dedalo di stradine strette, per poi finire nel portone di una elegante palazzina, in stile liberty, posta nel
centro storico della città…
Anche lui entrò ed iniziò a salire su per le scale dietro di lei…
La donna si fermò sentendo i passi di lui e si voltò a guardarlo. 
Era bellissima! Lui rimase senza fiato.
Per giorni e giorni, ancora, aveva tentato di immaginare quel suo volto, ma ora che l’aveva finalmente visto, appariva ancor più sublime di quel che si aspettava, anzi più di quanto egli stesso potesse immaginare e sperare.
Lei lo osservò…, indugiò con lo sguardo che pareva avesse assunto un tono interrogatorio, visto che lui, non riusciva a smettere di fissarla.
Rosso in viso , dapprima, si scusò e aggiunse, con voce tremante, che stava cercando un signore ma non ricordava più a quale piano si trovasse poi, gli venne in mente un cognome che aveva letto frettolosamente sul citofono della palazzina quando per l’appunto , l’aveva più volte, pedinata nei giorni precedenti.
“Ah! -rispose lei- cerca il professor Milo? È sopra di me, secondo piano”…e, detto ciò, continuò a salire le scale senza aggiungere altro.
Lui ringraziò e riprese, come se nulla fosse, a seguirla, mentre il suo cuore pareva dovesse scoppiargli in petto da un momento all'altro.
Continuò così altre volte: la incontrava per le scale mentre fingeva di andare a prendere lezioni di matematica dal dottor Milo… e, finalmente, un giorno trovò il coraggio di chiederle se poteva offrirle un caffè, magari proprio in quel bar che lei ogni dì frequentava con assidua costanza.
Lei sorrise con estrema grazia… sembrava una donna d’altri tempi; così imbarazzata, timida e schiva, chiusa nel suo paltò grigio… ma anche compiaciuta dalle attenzioni di lui.
E così, iniziarono a frequentarsi con il fermo intento, però, di rimanere, comunque sia, amici e solo amici.
Ma si sa che ogni migliore proposito, chissà perché, poi …prende sempre un’altra piega e ,quindi, lei , dopo mille titubanze, lo invitò a salire a casa sua ma , giusto per bere un tè; non di più.
Ed, invece, così non fu forse perché la vita non va mai come si vorrebbe o forse perché si era venuta a creare un’intensa complicità tra loro due. 
Lei così timida e riservata, lui ormai un fiume in piena…
Iniziò una storia d’amore, ma prima di approdare a questa decisione, così a lungo elaborata e sofferta, ella gli dovette confessare che condivideva la casa con una sorella dispotica ed ostile che, con lei viveva non tanto per affetto quanto per pura convenienza visto che l’appartamento era intestato, ahimè, ad entrambe.
Dunque la sorella mal sopportava la presenza di quel ragazzo che si vedeva così costretto, ad incontrarsi con il suo grande amore in momenti fugaci e soprattutto lontano da certi occhi indiscreti ed impietosi…
Ma anche il loro vicino del piano di sopra, tal professor Milo, non se la passava bene…
Da diversi anni era separato dalla moglie che era andata a vivere in una città molto lontana, portandosi via i tre figli. 
Lui, colto dalla disperazione, aveva iniziato a bere poiché si sentiva fallito come marito, ma ancor più come padre poiché impossibilitato a vedere le proprie creature.
Aveva tentato più volte di contattarli, ma i parenti di lei non gliel'avevano mai concesso e così il poveretto, solo e sconfitto, iniziò a fare mille strane congetture…
Intanto, non disdegnava di andare a consolarsi dalle due sorelle che abitavano sotto di lui… 
In particolare, aveva fatto presa su quella più anziana che si sentiva molto attratta sia dalla sua penosa storia, sia dalla sua fisicità… a tal punto, che sognava di poterlo incontrare nel proprio appartamento, in separata sede, senza la presenza ingombrante della “sorellina” e del suo scomodo fidanzato.
A ben pensarci, le due donne avrebbero potuto trovare una soluzione alternativa e pacifica o qualche espediente più sensato, per dirimere la questione.
Ma,si sa, che i parenti non sono mai molto propensi ad andar d’accordo; semmai più proclivi a complicarsi la vita per il gusto e il piacere acclarato di farsi del male.
E così, le due sprovvedute, continuarono a farsi mille dispetti e ritorsioni.
Ma, anche l’inquilina del primo piano aveva le sue gatte da pelare, visto che doveva badare alla anziana madre affetta da una incipiente forma di demenza senile…
La giovane donna, nel prosieguo del tempo, vedeva sfiorire sempre di più il suo grande sogno e cioè quello di andare a studiare all'estero.
Talora , nei momenti di maggiore crisi, veniva assalita da pensieri che non le facevano onore, mentre imboccava l’esagitata mamma o le cambiava il pannolone.
Il padre, nel frattempo, se la spassava con una ragazza della sua stessa età.
Anzi ,spesso e volentieri, il “tenero” papà rimaneva fuori a cenare, se così si può dire,… con la sua nuova compagna, incurante della tragedia familiare che lo circondava.
Forse egli voleva sfuggire al dolore… oppure non era pronto ad affrontare una situazione così difficile ma, comunque sia ed ipotesi a parte, egli continuava a fare il ragazzino di sessant'anni, lasciando così alla figlia ogni onere; a scapito anche della sua stessa salute mentale. 
La figlia, del resto, più volte si era ribellata a questa forzata prigionia; più volte aveva scongiurato il padre di ritornare alla ragione, ma senza esito alcuno…
E così, ella ormai si sentiva in preda alla disperazione, in virtù del fatto che non vedeva più un futuro per sé.
Peraltro, intorno a lei, c’era la solitudine e solo quella, poiché, al momento, nessuno poteva sostenerla nel suo arduo compito.
Quindi, per quanto tempo ancora la giovane sfortunata avrebbe potuto reggere ad una situazione così pesante?
Intanto che badava alla madre, sempre più confusa, agitata e delirante, pensava che doveva passare al contrattacco con ogni mezzo e,… se prima pregava, ora iniziava a preparare inquietanti rappresaglie.
Del resto visto che, i suoi sogni non gli avrebbe mai potuti esaudire, sperava, almeno, di patteggiarli con il consenso e la benedizione di qualche entità superiore che dall'alto dirigeva quella sua vita così tormentata e sfortunata.
All'ultimo piano della stessa palazzina, abitava una sciccosissima ed appariscente signora che spesso e volentieri soleva litigare con la figlia. 
C’è da dire che la matura donna, si era separata da molti anni ormai ed aveva iniziato una convivenza, alquanto discutibile, con un bellimbusto che sfruttava la sua ricchezza e non più la sua bellezza quasi del tutto sfiorita.
La figlia era, ovviamente, preoccupata poiché sapeva che prima o poi, la madre avrebbe dilapidato ogni suo bene in quanto in preda ormai ad una folle storia d’amore che pareva più che altro molto simile ad una follia pura ove l’amore non c’entrava nulla.
Ormai, la povera donna, non riusciva più a gestire nulla in modo razionale.
Preponderante era per lei l’intento di accontentare le esose esigenze dell’amante che non disdegnava, di certo, di essere trattato al pari di un principino.
La ragazza, invece, si era messa con un giovane di belle speranze ma che apparteneva, suo malgrado, ad uno status sociale molto basso, anzi quasi scadente. Anche lei, folle d’amore, come sua madre del resto, voleva aiutarlo a studiare, visto che egli era privo di mezzo alcuno per farlo. 
Ma la madre, obnubilata irrimediabilmente dalla passione, era troppo intenta a coccolare il bell'”Antonio” per potersi curare di lei… 
Talora, la povera ragazza, in preda alla disperazione, si rifugiava a piangere in cucina dopo l’ennesimo rifiuto della mamma di concederle un aiuto finanziario. Anzi vi è da dire che, oltre ciò, la sciamannata spendacciona, contestava in malo modo il fatto che la figlia frequentasse un plebeo.
Probabilmente agiva in tal modo, per giustificare il proprio operato e non sentirsi così in colpa…
Comunque sia, perseverava in questo suo atteggiamento ostile ed impietoso.
Intanto… al terzo piano dello stesso stabile, abitava una nobildonna decaduta da molto tempo ormai, sia nel corpo che nelle sostanze economiche e così , dopo anni di fasti, di lussi condivisi con il marito ed i figli, si era improvvisamente trovata in cattive acque.
Aveva, dunque, deciso, suo malgrado, di vendere la nuda proprietà di quello immobile tanto amato e pieno di ricordi…
Allorquando, per l’appunto, viveva felice ed orgogliosa del suo status sociale molto invidiato, peraltro, dal resto dei condomini, che spesso si lasciavano andare a commenti sgradevoli e discutibili.
Morto il marito, però, tutto era cambiato improvvisamente; i figli avevano sperperato oltre modo ogni loro bene senza che ella avesse trovato il tempo di rendersene conto… forse distratta da una vita fin troppo agiata e facile.
Pertanto, qualcosa era sfuggito al suo controllo, ebbra com'era, di una felicità che, ormai, era finita prima del previsto.
E così, la improvvida anziana, si vide costretta a vendere in primis i gioielli di famiglia ed alla fine, su consiglio di molti, anche la nuda proprietà.
L’acquirente, manco a farla apposta, era uno dei condomini, quello più ostile per il vero, che l’aveva sempre detestata ed invidiata.
Ora il suo rovinoso crollo economico, era per lui una rivincita morale di non poco conto, visto che, la signora, negli anni migliori, non si era mai neanche lontanamente degnata di prenderlo in considerazione.
Giusto, talora, gli elargiva un saluto frettoloso che suonava come un rifiuto cortese ma, al contempo, raggelante.
L’uomo, ormai, sapeva di averla in pugno e non vedeva l’ora di contraccambiarle la cortesia; ed , intanto, che assaporava il piacere della vendetta, aspettava il suo trapasso per occupare l’agognato appartamento.
Ma la signora, a dispetto di tutti, godeva di ottima salute, nonostante i suoi ottant'anni suonati…
Invero, se li portava male, era vecchieggiante sì… ma con una invidiabilissima  salute di ferro. 
Il suo sguardo si era spento , così come la sua alterigia, ma il cuore reggeva con ostinato orgoglio. 
E così, va da sé che il suo vicino le faceva mille dispetti e le lanciava maledizioni di ogni tipo e che, per il loro contenuto, avrebbero spaventato anche il più consumato esperto di magia nera.
E, intanto, un’altra piccola tragedia familiare si stava consumando al primo piano dello stesso stabile, ove alloggiava una vecchietta in totale solitudine.
Aveva, però con sé, un cagnolino che pareva persino più vecchio di lei, tant'era secco, rugoso e spelacchiato…
In compenso possedeva delle corde vocali possenti, a tal punto, che, appena percepiva i passi di qualcuno, iniziava a latrare al pari di un alano.
Ma, quella piccola creatura, rappresentava da anni ormai l’unico conforto per quella sfortunata signora dimenticata dai figli e dalla vita.
Sullo stesso pianerottolo abitava, invece, una coppietta che mal sopportava l’anziana donna; eppure c’era da notare che, gli spocchiosi inquilini, giovani e con figli, si erano sempre dichiarati di sinistra e peroravano la causa dei più deboli, degli emarginati…
Ma, tra le mura domestiche, palesavano le loro bassezze interiori più autentiche…
L’anziana signora, non li commuoveva per niente, anzi la consideravano antipatica e maleodorante alla stessa stregua del suo povero cagnolino. 
E, come se non bastasse gli incongruenti sinistroidi…, incoerenti anche nell'animo e nella mente, si lasciavano andare a liti furiose che riguardavano l’educazione dei figli preludio questo, ad una separazione imminente.
E, sempre , in questo condominio così variegato ed animato, abitava un giovane che soleva litigare spesso e volentieri con la madre poiché non accettava la presenza del nuovo convivente di lei… egli la minacciava continuamente di andar via al fine di raggiungere il padre che tanto vagheggiava ed idealizzava.
Forse perché quell'uomo, più non era con lui a condividere il quotidiano…
Ed un altro giovane del piano di sotto, non dava di sé un bello spettacolo.
Reclamava a viva voce i propri diritti e, le sue parole accese, venivano udite da quasi tutti i condomini.
Si accendevano furiose diatribe poiché egli pretendeva di sposarsi e di aprire un negozio… dimentico del fatto, che i genitori non potevano fronteggiare le sue richieste.
Ma lui non voleva aspettare né addivenire a più miti consigli… accecato tra l’altro, da una gelosia morbosa nei confronti del fratello maggiore che in effetti aveva ottenuto ciò che gli spettava…
L’altro, rancoroso più che mai, aveva totalmente tralasciato un piccolo particolare e cioè che il suo congiunto, tanto detestato, aveva risparmiato a lungo per consentirsi al fine una vita più agiata… mentre lui, aveva vissuto al di sopra delle sue possibilità.
Ed una giovane donna che, viveva in un bilocale da qualche anno, era in preda alla disperazione più assoluta poiché abbandonata dal marito.
Ella, dunque, non poteva più onorare le spese condominiali, tra lo sconcerto e lo sdegno degli altri inquilini, che speravano che ella venisse sfrattata al più presto…
Nel frattempo, però, aveva accolto in casa sua, il fidanzato della figlia che, nel tempo, cercava di aiutarla con il suo lavoro molto precario.
Ma, intanto , il giovane si sentiva molto attratto dalla bellezza di quella donna tanto sfortunata e non lo nascondeva, né cauto si mostrava agli occhi della fidanzata che iniziava così a manifestare, in modo acceso, il suo disappunto…
Da quella palazzina, or dunque quasi tutti i giorni, si sentivano echeggiare le voci concitate di persone infelici, che sognavano di
fuggire da situazioni dolorose e spiacevoli ed intanto, più in là, di fronte al lungo lago s’intravedevano due giovani seduti al tavolo di un bar.
Si baciavano e sognavano un futuro migliore, tra un caffè ed una
sigaretta, mentre l’acqua del lago, sotto un’algida luna, sembrava ancor più piatta, grigia ed indifferente.

venerdì 3 gennaio 2014

BIANCO THRILLER di Franca Berardi

BIANCO THRILLER di Franca Berardi


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Lunga fila di macchine, immerse nella nebbia più totale, ed intorno, il silenzio… anzi no…, talora si odono rumori ovattati dalla neve scesa da poco.
Tutto è fermo…, un ingorgo che dura da troppo tempo ormai… da incubo.
Ma ecco che all'improvviso iniziano a suonare i clacson e a rombare i motori…e, come in un’orchestra, si levano le voci di chi d’acchito, si è risvegliato da quel torpore:
“E allora cosa stiamo aspettando?- urla qualcuno dalla fila- diamoci una mossa”.
Ma solo due uomini per il vero, decidono di andare a verificare che cosa sia accaduto.
fck_Z_20131029C113350G186Sono avvolti dalla nebbia che, è talmente densa, da nasconderli agli occhi di tutti.
Dopo un lungo percorso, quasi stremati , intravedono al fine la macchina che ha bloccato ogni cosa e la raggiungono.
resizerAccanto ad essa, un grande camion che quasi la sovrasta… ed il camionista, che piange disperato ed urla:
”Non è colpa mia, sono loro che non mi hanno visto… mi sono venuti addosso”.
S’intravedono due sagome nell'auto; uno dei due apre con forza la portiera senza indugio alcuno; una giovane donna esanime gli cade tra le braccia; accanto a lei c’è una signora anziana priva di conoscenza, dietro, un bambino piccolo che non piange, non si muove, pare che dorma.
L’uomo lo prende tra le braccia, lo scuote; non reagisce…
Senza farsi domande, entrambi decidono di partire verso il primo ospedale, mentre più in là si sente la voce disperata del camionista che li implora:
“Fate presto, salvateli vi prego.”
images (3)E ci arrivano, seppure a fatica, in un ospedale… al fine, sebbene abbia ripreso a nevicare e, l’impietosa nebbia, si infittisce sempre più fino a circondarli, quasi a stordirli.
downloadUna volta giunti davanti al pronto soccorso, suonano il clacson più volte ma nessuno risponde né accorre…, intorno a loro ci sono solo lettighe vuote, null'altro.
Entrano così di corsa nel pronto soccorso, ma trovano soltanto un medico che sta lottando con un uomo, forse un paziente.
Lo tiene fermo contro un muro, mentre l’altro si dimena e si lamenta.
966297_10151574130089437_1860327619_oIl dottore lancia uno sguardo ai nuovi arrivati ed esclama seccato:”Che c’è?”
“Abbiamo due donne in macchina ed un bambino, forse sono gravi o morti.
La prego, ci aiuti!”.
“E come faccio? Non vedete come sono messo? Piuttosto chiamate qualcuno…
se ,andate in fondo al corridoio, troverete la neurologia, prima o poi, un infermiere vi verrà in soccorso”.
E così fanno, ma, arrivati in quel reparto, tutto è buio; ci sono camere , studi, l’infermeria e soltanto quelli…intorno, il silenzio ed un vuoto inquietante.
Senza dire parola alcuna , ma esterrefatti, iniziano a salire le scale; entrano in altri reparti attraversando lunghissimi corridoi maledettamente interminabili, ma anche lì non c’è anima viva.
gs2Tutto è abbandonato, vuoto, irrimediabilmente desolante.
Essi, dunque, sono costretti a tornare indietro… ma non capiscono bene ove si trovino; maledizione!
fo_gallery_4adc94772ab9b_fantasmaSembrano finiti in un altro dedalo di corridoi e di camere, dunque un labirinto…
ed intanto un silenzio incombente, talmente intenso, da far star male.
Alla fine ansimanti, dopo un lungo girovagare, si ritrovano fortunosamente al punto di partenza e, quindi, davanti al pronto soccorso.
cannavacciuolo_14“Ed allora?” –chiede il medico- mentre il suo paziente inizia ad abbandonarsi, striscia con una spalla lungo il muro, scivola fino a terra, cade in ginocchio con il capo chino.
“Ma che dite?, non c’è nessuno nei reparti?
2911659244_888d47003aStrano… a meno che, non siate finiti nella vecchia ala dell’ospedale …provata nell'ala nuova, quell'altra, non è più funzionante”- e sorride-.
Ma, certo, pensano senza alcun indugio i due uomini; del resto non poteva essere che così… anzi, deve essere solo e soltanto così: una spiegazione chiara e rassicurante
“E dov'è l’ala nuova?” –si limitano a chiedere-.
“Dall'altra parte, a sinistra…in fondo” -risponde il dottore-, che inizia ad armeggiare con una siringa.
I due riprendono a correre, mentre percepiscono sempre di più che qualcosa di irreale sta accadendo attorno a loro e quel medico non li convince proprio.
Comunque non c’è tempo per capire…forse è solo un brutto sogno e, prima o poi, tutto tornerà alla normalità.
want-to-talk-184115Arrivati nella direzione indicata, non trovano anima alcuna, ma solo e sempre reparti, letti, laboratori, studi abbandonati ed ancora camere, reparti e lunghi corridoi.
E mentre corrono trafelati, i due uomini, iniziano a guardarsi intorno; rallentano l’andatura, si fermano e portano le mani alla testa mentre uno dei due urla:
”Ma dove stiamo andando? Che stiamo facendo? Qui non c’è nessuno e, quel medico ci sta prendendo per i fondelli! Ora torniamo da lui…; lo affronterò, lo afferrerò per il collo e lo obbligherò a spiegarmi tutto!”
L’altro lo ascolta quasi inebetito, ansimante, poi ribatte con un fil di voce:
“Hai ragione, stiamo girando a vuoto… maledizione!”
E, mentre lo dice, sbatte contro un mobiletto che cade rovinosamente per terra trascinando con sé vassoi ed altri oggetti.
“Maledizione! –urla nuovamente- andiamo via di qui!”.
Ma , mentre stanno discutendo, hanno la sensazione di udire passi e rumori provenire dai piani superiori.
Non esitano a controllare;… salgono mille gradini, aprono mille altre porte e…, altri reparti ancora si offrono ai loro occhi e, nella corsa disperata alla ricerca di qualcuno, finiscono in una sala operatoria.
accidente06Ci sono, su un tavolo, pezzi di organi umani perfettamente conservati…forse i resti di un intervento o di un’autopsia e, a terra, garze intrise di sangue rosso vivo.
Comunque sia, intorno a loro, nessuna forma di vita.
I poveretti, in preda ad un autentico terrore, dopo altre affannose corse, sempre più inutili…, soli, terribilmente soli, iniziano a tremare, ma comunque sia tornano in pronto soccorso, ma stupiti constatano che non c’è più il medico né quel suo strano paziente che teneva accanto a sé.
I due si mettono ad urlare dalla rabbia e dallo sgomento… dunque avevano ragione, i loro sospetti erano quanto mai fondati… e così, escono velocissimamente fuori; si dirigono verso la macchina per controllare
lo stato delle donne e del bambino…
Ma di loro, non c’è più traccia.
Nuovamente i due malcapitati si sentono percorsi da fremiti ancor più intensi, mentre l’angoscia si palesa nei loro occhi; come in preda alla follia , iniziano a prendere a calci la macchina ed a urlare frasi sconnesse.
nebbiaLa nebbia, intanto, sta assumendo proporzioni inquietanti e così anche la neve che incombe più che mai su di loro, con fiocchi quasi giganteschi.
Decidono dunque, di scappare via da quel maledetto posto senza soffermarsi a pensare, senza cercare di trovare un nesso a tutto ciò; ogni cosa appare assurda, inverosimile, quasi grottesca.
Entrano in macchina e si allontanano velocemente da quel posto e, man mano che ne prendono le distanze, l’ospedale appare come un immenso blocco marmoreo tempio-voltiano-sotto-la-neve-di-notte-17c10c2b-ad71-4e3f-8623-3e32a054cff3inghiottito dalla nebbia.
Accelerano ancor di più, sembrano quasi aver preso il volo tanto è il terrore che ormai li pervade.
Ma non andranno molto lontano…
Si sentono strani, intorbiditi, quasi incapaci di rimanere svegli; uno dei due, decide al fine di fermare la macchina, di riposarsi un po’.
Intanto, la mente va ancora a quei terribili momenti vissuti in quell'ospedale.
Uno dei due, in particolare, sembra ancora molto scosso, l’altro, invece, pare più sollevato e così, dopo aver ripreso fiato, esordisce con un:
“ Forse ci siamo fatti suggestionare più del consentito. Magari quell'ospedale è realmente chiuso da molto tempo come tanti altri del resto…che ne pensi?”
“E di quello strano medico che mi dici?” – ribatte prontamente l’altro-“
sanita-sciopero-9“Probabilmente è solo un povero matto che si spaccia per quel che non è… magari ha trovato un camice abbandonato tra le varie cose e lo ha messo su, oppure –aggiunge con enfasi, quasi a voler allentare la tensione- è uscito a soccorrere quelle due donne e il bambino.
Le avrà portate in un reparto…mentre noi ci siamo persi in quell'ospedale così grande, troppo grande, al punto da stravolgere anche la nostra mente...”.
Ma, mentre parla, si volta a guardare l’amico che si è profondamente addormentato ed anche lui, spossato e vinto, decide di appisolarsi magari per qualche minuto.
Poi saranno a casa, continua a pensare, e tutto tornerà come prima e, quella maledetta nebbia, scomparirà e così anche la neve.
Ha un gran voglia di rivedere i suoi, di abbracciarli come non mai e, del resto, fra un po’ sarà Natale.
Ma la neve scende sempre più copiosa…
3404858216_3b7537ee99_bNel giro di poco tempo, ricopre tutta la macchina…
Ed, intanto, intorno a loro, sulla neve fresca che più abbondante cade, s’intravedono a stento dei corpi…si distinguono, comunque sia, le braccia, le teste ed altre parti del corpo.
Sono quasi del tutto coperti da un manto bianco e disseminati un po’ dovunque,
ma quel che sconcerta è che indossano dei camici bianchi.
Appaiono inermi, come manichini…, resi tali, dal rigor mortis…; gli occhi spalancati, le braccia alzate al cielo quasi a cercare aiuto.
Non c’è sangue intorno, ma solo silenzio ed un gelido vento, mentre in lontananza…, proprio lì, in quel dannato posto, ove accade l’imponderabile e tutto ciò che travalica ogni immaginazione, si ode la inconfondibile musica di Merry Christmas.
Intanto i due uomini, nella macchina, sono lì, già da qualche ora ormai.
C1-8tHanno gli occhi socchiusi, le bocche aperte ed una strana postura… pare che dormano…ma dormono?
Man mano che passa il tempo, la meravigliosa melodia si avverte sempre di più, sospinta dalla tramontana ed, intanto, la calda voce di Frank Sinatra canta le parole di quel motivo così dolce e suggestivo… esso, proviene da una radio e, un disc jockey esagitato, interrompe la trasmissione per comunicare che sulla Via Emilia, c’è stato un grave incidente che ha coinvolto un camion ed una automobile…
Ci sono tre feriti: due donne e un bambino, che prontamente soccorsi, sono gravi ma i medici non disperano di salvarli…
Il giovane presentatore ,dopo aver dato tale comunicazione, augura a tutti un BbZlO9KIMAAit8M824170e2b918b853af18269452b2f186Buon natale.
Auguri, dunque, auguri ancora maledetta notte, e auguri anche a te luna!


(f.g)

 

 

martedì 19 febbraio 2013

I PICCIONI SONO AQUILE di Franca Berardi

I PICCIONI SONO AQUILE  di Franca Berardi

 

Joe aveva malmenato un piccione.

Nessun testimone, a parte, i suoi canarini; ma Joe era molto preoccupato sapeva che, prima o poi, gli uccellini avrebbero
cantato… sebbene fossero ancora in muta.


Eppure, a ben pensarci, Joe aveva sempre amato gli animali; ma quel piccione, impiccione, aveva superato ogni limite di sopportazione…


Entrava in casa sua, mangiava, sporcava e se ne andava via come fosse lui e solo lui, il padrone indiscusso di quella dimora.

Più volte, Joe, aveva tentato di cacciarlo via ma il volatile tornava sempre più risoluto e tracotante che mai e, come se non bastasse, lasciava i suoi cadeau a mò di dispetto.

Meritava ,dunque, una lezione esemplare, ma, ora che tutto si era compiuto, Joe temeva le eventuali ritorsioni del piccione e della sua famiglia.


Del resto, era ovvio che così fosse; quel pennuto era un tipo tosto, grosso, muscoloso e picchiava duro.

Andava in giro con un suo pari forse anche più muscoloso ed imponente di lui.

E che dire del padre? Anche quel pennuto, non scherzava di certo e si faceva rispettare da tutti: passerotti e canarini inclusi.


Dunque, Joe aveva compreso che aveva commesso un grosso torto nei confronti della famiglia del piccione e anche una immensa cazzata.

Con i piccioni non si scherza, come con i mafiosi del resto, e lui lo sapeva bene.

Guardò a lungo i canarini che, preoccupati, guardarono a lungo lui.


Ormai Joe era sempre più sicuro che li doveva eliminare…se ne andava convincendo sempre più. 

Poi, per occultarli, li avrebbe cotti in salmì o nella polenta…


E dire che lui amava tanto gli animali!

Per giustificare a se stesso quello orrendo misfatto, ormai li sentiva come nemici; anzi, a ben pensarci, si era ricordato che li vedeva spesso in combutta con il piccione…guarda caso, proprio adesso se ne era accorto!

Con lui , i cantori pennuti saltavano e svolazzavano per mostrargli il loro affetto; ma con il padrone, apparivano indifferenti e scostanti.

E dire che li aveva sempre trattati come dei principini: miglio, uova, biscotti, insalata, sempre fresca, e frutta a volontà.

E, quando li vedeva, annoiati invitava delle passerotte compiacenti, per qualche “piuma party”.

“Ed io pago…ed io pago…”ogni tanto pensava, ridendoci su.

Ma gli ingrati, dimentichi delle sue premure, avrebbero cantato non per quattro denari, ma per un semplice savoiardo o una foglia di insalata o, giusto, per il gusto di sputtanarlo.


Oppure avrebbero telefonato all’amico degli animali, quello bello, alto, muscoloso, alfine di mortificarlo e di avere in cambio popolarità e qualche comparsata come tronisti.

Lì di passerotte e passere, ce ne sono a gogò.



Al limite di ogni pudore, sarebbero andati a “Forum” davanti a Rita Dalla Chiesa e, così, il povero Joe, sarebbe stato umiliato sia da lei che dai suoi opinionisti, i tuttologi che non sbagliano mai…(paura, paura).


In pieno delirio, ormai Joe si vedeva esposto al ludibrio di tutti e ripreso SAMSUNGdalle telecamere di “Striscia la notizia” al cospetto dell’amico degli animali che lo avrebbe rincorso a lungo con l’indice della mano sollevato quasi a volerlo rimproverare o minacciare.

Ah! No, quello col dito alzato, è uno delle “Iene”, maledizione!

Ormai Joe era travolto dalla paura e dalla confusione ed,intanto, ripeteva tra se e se:”che vergogna! Proprio a me tale figuraccia, a me, stimato professionista, che ho venduto azioni anche poco sicure, ai più sgamati investitori, senza mai sbagliare un colpo, senza subire alcun danno d’immagine.”

Sempre più in preda al terrore, si vedeva obbligato ad un triste esilio su un’isola dei non famosi e condannato, per sempre, a soffrire la fame e la sete.


A lungo andare, Joe perse la cognizione della realtà; iniziò a bere, a fumare e a praticare ogni tipo di vizio, dimentico ormai di sé e della propria immagine.

Abbandonò il lavoro e si lasciò andare al degrado assoluto.

Con la barba incolta e lo sguardo perso, aspettava il suo turno, la sua condanna.

Ormai non aveva più nulla da perdere.

Ma proprio quando si sentiva soverchiato completamente dalla confusione e dalla agitazione, riapparve il piccione.

Aveva qualche piuma in meno, un bernoccolo in testa ed un occhio nero, ma appariva più fiero e in forma che mai; anzi come se non bastasse, lo osservò con aria di sfida.


Joe, dapprima esterefatto, tirò alfine un sospiro di sollievo e così fecero anche i canarini che avevano intuito ogni cosa.

E, dunque, finalmente tutto a posto, tutto come prima ma già si percepiva nell’aria, l’avvisaglia di qualche nuova possibile rappresaglia perché, inutile dirlo, i piccioni non desistono, non mollano mai.


Del resto , ve l’ho già detto, i piccioni sono aquile!

E Joe , ormai, lo sapeva bene.

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