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lunedì 9 giugno 2014

FLORBELA ESPANCA (1895-1930)

FLORBELA ESPANCA (1895-1930)

Florbela Espanca nasce l’otto Dicembre 1895, figlia non desiderata viene battezzata come figlia di padre ignoto. Il nome che gli viene dato è Flor Bela de Alma da Conceição ma nella letteratura portoghese è conosciuta come Florbela Espanca, cognome che riceverà dal padre, João Maria Espanca, quando finalmente deciderà di riconoscerla. La madre muore qualche tempo dopo. Il padre però non la lascia senza sostegno. Frequenta il liceo ad Evora in un tempo in cui poche ragazze si danno agli studi. A 19 anni lascia gli studi e si sposa con un suo compagno di liceo. Fu questo il primo di tre matrimoni fallimentari, caratterizzati da aborti e infelicità coniugale. Più tardi, a 22 anni, entra nella facoltà di Diritto all’Università di Lisbona. Nel 1927 un evento luttuoso segna profondamente la sua esistenza: la morte dell’amato fratello pilota precipitato nel Tago. Nel 1930 comincia a collaborare con le riviste “Portugal Feminino” e “Civilização” ma, il 7 dicembre dello stesso anno, si toglie la vita con una dose letale di Veronal. Il pubblico portoghese amò da subito la sua poetessa dall’esasperata sensibilità, ed i suoi versi intrisi di malinconia e sensualità dai quali ben emergeva l’infelicità che l’avrebbe condotta alla depressione e all’abuso di barbiturici. La critica, invece, e i moralisti benpensanti dell’epoca, che mal consideravano una donna emancipata e pluridivorziata, la osteggiarono.

(da un sito web)

(f.g)


BIOGRAFIE D'AUTORI MENO NOTI IN ITALIA

FLORBELA ESPANCA

FLORBELA ESPANCA Esfinge
Livro de Soror Saudade, Poemas

Sou filha da charneca erma e selvagem:
Os giestais, por entre os rosmaninhos,
Abrindo os olhos de oiro, pelos caminhos,
Desta minh’alma ardente são a imagem.

E ansiosa desejo — ó vã miragem -
Que tu e eu, em beijos e carinhos,
Eu a Charneca, e tu o Sol, sozinhos,
Fôssemos um pedaço da paisagem!

E à noite, à hora doce da ansiedade,
Ouviria da boca do luar
O De Profundis triste da Saudade…

E, à tua espera, enquanto o mundo dorme,
Ficaria, olhos quietos, a cismar…
Esfinge olhando, na planície enorme…

TRADUZIONE
- Propongo due traduzioni e invito i lettori di
Versi e prose in piena Libertà
a segnalarci quale delle due preferiscono. Grazie -

I - Sfinge

Sono figlia della natura solitaria e selvaggia:
le ginestre, nel mezzo dei campi di rosmarino,
aprendo gli occhi dorati tra i sentieri campestri,
sono l’immagine di questa mia anima ardente.

Cullo in me un sogno vano, un miraggio:
in cui io e te, tra baci e carezze,
io Brughiera e tu Sole, noi due,
saremmo parte del paesaggio !

E alla sera, nell’ora dolce dell’ansietà,
ascolterei dal sussurrare del chiaro di luna
il De Profundis triste della nostalgia…

E in tua attesa, mentre il mondo dorme,
rimarrei con gli occhi quieti a fantasticare…
Come Sfinge scrutando la pianura sconfinata…

II - Sfinge

Sono figlia della brughiera deserta e selvaggia:
le ginestre, tra i rosmarini,
aprendo gli occhi d'oro, per i cammini,
di quest'anima ardente sono la traccia.

E ansiosa desidero, o vano miraggio,
che tu e io, in baci e carezze,
io la brughiera e tu il sole, soli,
fossimo parte del paesaggio.

E a notte, all'ora dolce del batticuore,
udrei dalla bocca del chiarore lunare
il triste canto del rimpianto.

E alla tua attesa, mentre dorme il mondo,
resterei, occhi quieti, a meditare
sfinge che mira nell'enorme pianura.

(f.g)


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