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giovedì 12 dicembre 2013

tratto da IO SONO DI LEGNO di Giulia Carcasi

tratto da IO SONO DI LEGNO di Giulia Carcasi

Mi chiamo Mia. Un nome prepotente, no?
L’ha voluto mia madre.
Io quando posso me lo cambio e mi sembra che le cose, senza quel nome, vadano meglio.
Io non vorrei essere Mia, vorrei essere di qualcuno, sapere di appartenergli e non muovermi da lì.
Mia è un nome solo.
Preferirei chiamarmi Tua.
Ma mia madre ha voluto così, ha voluto che fossi solo di me stessa. Forse la faceva stare tranquilla. Lei che non si fida di nessuno, lei che guarda con gli occhi da lupo, lei che è triste di una tristezza contagiosa.
Ho diciotto anni, diario.

(f.g)

sabato 26 ottobre 2013

Incipit di IO SONO DI LEGNO di Giulia Carcasi

Incipit di IO SONO DI LEGNO di Giulia Carcasi

Questa storia comincia di domenica e non poteva cominciare in un altro giorno.
La domenica per te è un avanzo di settimana, per me è una zingara che fruga tra scatoloni e panni usati, che cerca roba ancora buona in mezzo a quello che è stato buttato via.
Credo che i migliori propositi si facciano di domenica.
Credo che le guerre finiscano di domenica.
Credo che Ulisse sia tornato di domenica, dopo il ballo delle onde, è tornato a casa come torni tu, dopo il ballo delle onde, ogni domenica.
Per Penelope il suono del ritorno era il legno tosto di una zattera che si scontrava con la roccia del porto. E l’odore del ritorno era salsedine.
Per una madre il suono del ritorno sono tre giri di chiave, uno scatto, la porta che apri e chiudi. E l’odore del ritorno non è salsedine, no, è un profumo maschile che ti si è impigliato nei capelli, un profumo che ogni settimana cambi.
Vorrei incontrare quei colli schizzati di odori costosi, sapere che faccia hanno, come si chiamano, li conosco?, sapere come li baci, se hai del trasporto o se lo fai così, vorrei vedere come vai incontro a loro, se hai il passo deciso degli irresponsabili o se i tuoi piedi per un attimo si trattengono.
T’immagino tutto il sabato sera, Mia.
Immagino come diventi rossa quando un ragazzo ti chiede “come ti chiami?” e gli rispondi “fai tu. Giorgia, Sara, Chiara. Sono tutte le donne che vuoi” e sorridi, maliziosa come la mela che offre un morso.
Immagino finché ti vedo arrivare: le scarpe col tacco in mano, la borsa che pende dal polso, il mascara scivolato sotto l’occhio, brillantini ovunque. Sei una donna di ieri, non di oggi: ti porti addosso la notte prima.
È l’alba di una domenica dopo un sabato come tanti. Ti ha accompagnato a casa un ragazzo più grande di te, mi fa paura dire uomo, tu sei una bambina.

(f.g)


INCIPIT...OGNI INIZIO E' UN ATTO CREATIVO

martedì 8 ottobre 2013

Tratto da TUTTO TORNA di Giulia Carcasi

Tratto da TUTTO TORNA di Giulia Carcasi

Adesso so che non esistono cose che non vanno. Le cose tutte, anche quelle che si tengono in pugno, vanno come devono andare, il problema è imparare ad aprire le mani.

(a.t)

martedì 6 agosto 2013

GIULIA CARCASI

GIULIA CARCASI

Nella storia di ogni persona c’è una diga. Da una parte, l’acqua che cresce e scalcia ed è energia. Oltre lo sbarramento, la terraferma. Tu di me sai la terraferma. E allora ti racconto l’acqua che non hai mai visto.

(a.t)

giovedì 1 agosto 2013

da PERCHE' SI DICE ADDIO di Giulia Carcasi

da PERCHE' SI DICE ADDIO di Giulia Carcasi

Ho la gastrite, ma la Coca non rinuncio a berla: me la facevi trovare già sgasata, prendevi un cucchiaino e le davi una girata. Ti ho amato per queste accortezze, per le sciocchezze che mi venivano concesse, perché non volevo essere saggia, volevo essere stronza e ragazzina. Ti ho amato perché certe volte non riuscivo a essere forte, volevo solo scivolarti tra le braccia e sentirti dire tutto passa, tutto passa, pure se non era vero, tutto passa, tranne noi, certo, tranne noi. Ti ho amato perché se non mangiavo avevo qualcuno che mi sgridava, perché mi mettevi a tradimento lo zucchero nel tè, perché se mi estraevano i denti del giudizio e avevo la faccia gonfia, mi volevi baciare uguale, perché insistevi per vedere i film horror e poi eri il primo a spaventarti, perché dopo un anno ancora ti spiegavo come arrivare a casa mia e tu alzavi gli occhi e ripetevi “la strada la so”, perché se camminavamo per strada curvavi le spalle per sembrare più basso e io salivo su ogni gradino possibile, perché se mi abbracci scompaio, perché una volta in macchina mentre ci stringevamo ti sei scordato d’inserire il freno a mano e abbiamo tamponato, perché quello che era normale diventava speciale, perché eravamo uno pure se eravamo due, ma soprattutto ti ho amato perché tu mi hai amata.

(f.b)

Tratto da IO SONO DI LEGNO di Giulia Carcasi

Tratto da IO SONO DI LEGNO di Giulia Carcasi

 



Ci sono poesie che andrebbero messe in tasca, per tirarle fuori quando servono. Ci sono poesie che andrebbero caricate come pistole, per premere il grilletto e ammazzare il dolore che, se rimane inspiegato, cresce.

(a.t)

mercoledì 31 luglio 2013

Tratto da IO SONO DI LEGNO di Giulia Carcasi

Tratto da IO SONO DI LEGNO di Giulia Carcasi

Ci sono poesie che andrebbero messe in tasca, per tirarle fuori quando servono. Ci sono poesie che andrebbero caricate come pistole, per premere il grilletto e ammazzare il dolore che, se rimane inspiegato, cresce.



mercoledì 22 maggio 2013

Tratto da IO SONO DI LEGNO di Giulia Carcasi

Tratto da IO SONO DI LEGNO di Giulia Carcasi

Mi spiegava che nella sua lingua c'è una parola che suona come il mio nome: Jubia. Vuol dire “pioggia”.
Essere pioggia non è facile.
Devi concederti solo alle terre che hanno bisogno di te, altrimenti allaghi.
Mi chiamava Jubia e diceva non darti ad altre terre, io ho sete di te, se scendi su di me cresceranno frutti, se scendi su chi non ha bisogno di te, non ci sarà raccolto.
... “E già mi manca la mia pioggia”.

(a.t)

domenica 19 maggio 2013

Tratto da TUTTO TORNA di Giulia Carcasi

Tratto da TUTTO TORNA di Giulia Carcasi

«Ma tu questa persona da quanto la conosci, di lei concretamente che sai?»
«So che le piace il gelato al pistacchio e svegliarsi presto la mattina, so che fa quello che è giusto anche se non le conviene, so che è mi è entrata dentro senza strisciare, ha bussato, le ho aperto e so che in lei c’è tutto.»
«Ma almeno sei sicuro di come si chiama?»
«Si chiama fiducia, tenerezza, irriverenza, abracadabra, orgoglio, vino rosso, fascino, sogno, disarmo, pioggia, sete, rifugio, canzone, ti basta?»

(a.t)

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