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martedì 4 novembre 2014

Un breve incontro di Franco Guglielmino

Un breve incontro di Franco Guglielmino


04.11.14_8


Vi saluto amici cari, non so se da voi è l'alba o notte fonda, perché qui, dove mi trovo abbiamo già salutato per venti volte il sole che sorge e che tramonta! E si, ho chiesto asilo politico ad un amico che mi ha accolto a braccia aperte perché nel suo asteroide "B 612" c'è posto per tutti, illusi e disillusi, atei e credenti, bianchi e neri, con una sola eccezione, non sono ammessi tutti coloro che non sanno sognare...
L'avrete già capito, sono con il mio amico dai capelli colore del grano maturo, il Piccolo Principe che in questo momento vi fa ciao con la sua manina e ha sfoderato un sorriso splendente. Quando sono arrivato mi ha accolto con lo stesso sorriso, non mi ha chiesto niente, fra amici non serve, mi ha solo preso per mano, me l'ha stretta forte e mi ha fatto fare il giro del suo pianeta, per farmi sentire a casa! Poi ha tenuto a precisare che aveva trovato un compromesso con il baobab, si era riappacificato con la sua rosa ecc. ecc. e che avrei potuto fermarmi da lui per tutto il tempo che avessi voluto.Ma io so che non c'è posto per due sull'asteroide B 612 e presto tornerò a casa mia e questo lo sa anche lui.
Mangeremo uno spuntino sotto il baobab e poi lo saluterò! Ma questo incontro mi ha riconciliato con la vita, che potrò affrontare come sempre, con un misto di allegra spavalderia e un soffio di malinconica dolcezza!

Nota: non lo salutai, non avrei avuto la forza di lasciarlo...

domenica 13 luglio 2014

Da un articolo di AMBRA LAURENZI

Da un articolo di AMBRA LAURENZI (sito filidaquilone.it)

“Le immagini sono la mediazione tra il mondo e l’uomo......Dovrebbero essere mappe e diventano schermi: anziché rappresentare il mondo, lo alterano, fino a che l’uomo si mette a vivere in funzione delle immagini da lui create. Egli smette di decifrare le immagini e le proietta invece, indecifrate, nel mondo “là fuori”, “il mondo stesso diventa così ai suoi occhi un’immagine – un contesto di scene, di stati di cose.” (Vilém Flusser, Per una filosofia della fotografia, Bruno Mondadori 2006)
Le immagini fotografiche sono necessarie per orientarci nel tempo e nello spazio, ad esse consegniamo la memoria privata e collettiva, e molte scelte del quotidiano e della vita: l’acquisto di un oggetto, la casa, la vacanza, la conoscenza, a volte anche gli incontri. Guardiamo la superficie piana di una fotografia o lo schermo piatto di un computer e mettiamo in relazione il contenuto dell’immagine con l’emozione e il desiderio che produce, fattori questi spesso estranei all’oggetto rappresentato, ma derivati dalle nostre proiezioni evocate. È l’inevitabile processo della percezione visiva, ma a causa di ciò, inconsapevolmente, ci muoviamo nel mondo guidati da una visione illusoria della realtà. [...]

Ph. Andrea Kowch
(f.g)

venerdì 11 luglio 2014

LOU SALOME' - DONNE DEL NOVECENTO

LOU SALOME' una donna che ha lasciato il segno

DONNE DEL NOVECENTO
Lou Salomé
Infedele, senza scrupoli e terribilmente affascinante. La scrittrice russa fece innamorare poeti e intellettuali del suo tempo. E rovinò la vita al filosofo Nietzsche
di Lucrezia e Giorgio Dell’Arti - 17 ottobre 2012
Lou Salomé (nata a San Pietroburgo nel 1861, morta a Gottinga nel 1937) è stata anche psicanalista.

CARRETTO La foto di Lou Salomé, tutta vestita di nero e con in mano un frustino, seduta su un carretto trainato da Friedrich Nietzsche e Paul Rée. I due uomini, cui Lou, appena ventenne, ha proposto un ménage a tre solo per discutere di filosofia, si sono inutilmente innamorati di lei: rifiuta di sposare Nietzsche e per cinque anni va a vivere con Rée, giacché l’altro “ha cattive intenzioni” (Legami e libertà, a cura di Francesca Molino, ed. La Tartaruga).

STELLE «Da quali stelle siamo caduti per incontrarci?» (Nietzsche a Lou quando la incontra per la prima volta, nella basilica di S. Pietro a Roma).

NIETZSCHE Nietzsche, disperato perché respinto da Salomé, si mette a scrivere Così parlò Zarathustra. Frank Wedekind, rifiutato pure lui, per vendicarsi pubblica due opere teatrali riunite sotto il titolo di Lulu, in cui racconta di «una creatura senz’anima, la vera bestia, folle e bella, creata per portare sventura, per sedurre, avvelenare, uccidere, senza lasciare traccia». Rainer Maria Rilke, lasciato, si sfoga nei Quaderni di Malte Laurids Brigge e nelle Elegie duinesi.

CACCHINA Paul Rée all’amata Lou Salomé: «Sono stufo di non avere un nome! Devi darmene uno». Lei, subito: «Cacchina».

ANIMALE Lou Salomé descritta da Nietzsche ha «lo sguardo dell’aquila e il coraggio del leone» (appena conosciuta); «i seni falsi» e una «moralità effettuale» per cui «il carcere e il manicomio potrebbero essere il uoghi più adatti a lei» (dopo il rifiuto). È, infine «l’animale umano più repellente che ho trovato, l’ho battezzato parassita: non voleva amare e voleva tuttavia vivere d’amore» (Così parlò Zarathustra, di Nietzsche).

MELA «Mia Lou, odorosa come una mela annurca» (lettera di Benedetto Croce a Lou Salomé, con cui ebbe un incontro d’amore durato il tempo di una notte a Posillipo).

RICORDI «Immorale qual sono, traggo sempre il più gran piacere dai miei peccati. Posso essere fedele ai ricordi, non alle persone... Infedeltà significa restituire la persona amata a se stessa, alla vita, alla libertà di svilupparsi. L’alternativa è infedeltà o doppiezza, ambiguità» (Lou Andreas Salomé).

SESSO Lou, fino ai 33 anni vergine, si sposa con Carl Andreas a patto che lui non la tocchi mai. I suoi primi amanti sono Friedrich Pineles, un medico di Praga che la mette incinta (ma abortisce dopo una caduta in giardino) e Rainer Maria Rilke, che così sublima il suo (presunto) primato: «Tu, mia notte di giugno con le mille vie,/ su cui nessuno passò prima di me:/ io sono in te».

DIO Lou e Rilke, che si innamorano durante una vacanza a Wolfratshausen e restano insieme quattro anni. Quando l’amore finisce lei gli scrive: «Vai incontro al tuo dio oscuro. Egli potrà per te quello che io non posso più: egli ti può consacrare al sole e alla maturità». Lui muore disperato di leucemia a 51 anni. Lei a 76 anni dopo una vita ancora ricca di passioni e di grandi amori.

DONNA «Fosti la più materna delle donne. Fosti un amico, come lo sono gli uomini. Una donna, sotto il mio sguardo. E ancora più spesso una bambina. Fosti la più grande tenerezza che ho potuto incontrare. L’elemento più duro contro il quale ho lottato. Fosti il sublime che mi ha benedetto. E diventasti l’abisso che mi ha inghiottito» (Rainer Maria Rilke, 1910).

Fonte web: IO DONNA Il femminile del CORRIERE DELLA SERA (iodonna.it)

(f.g)

giovedì 10 luglio 2014

SVELATO DAL QUOTIDIANO SPAGNOLO EL PAIS IL NOME DEL GRANDE AMORE DI GARCIA LORCA...

SVELATO DAL QUOTIDIANO SPAGNOLO EL PAIS IL NOME DEL GRANDE AMORE DI GARCIA LORCA

Garcia Lorca amore gay: ecco chi era l'uomo ispiratore dei Sonetti dell'amore oscuro
Scritto da: Valeria Gentile - mercoledì 30 maggio 2012


"Devi leggere l'affetto e la tenerezza che ho nel cuore tra le righe e il silenzio... no dejes que el rio te lleve... es preciso que vuelvas a reir..."

Che Garcia Lorca fosse omosessuale è risaputo. Ma finora non si era scoperto che amasse alla follia un uomo di diciannove anni più giovane, l’ispiratore e destinatario dell’opera Sonetti dell’amore oscuro (Einaudi): “el rubio de Albacete” (il biondo di Albacete) era il critico letterario Juan Ramìrez de Lucas, che ha tenuto il segreto per 75 lunghi anni, portandosi il segreto di quell’amore nella tomba.

Le prove sono in una lettera e in una poesia, finora rimaste segrete. A svelarlo è stato il quotidiano spagnolo El Pais. Appunti, lettere, poesie e pensieri sono stati portati alla luce dalla famiglia di Juan Ramìrez de Lucas a due anni dalla sua morte (avvenuta nel 2010).

L’omosessualità è imprescindibile per comprendere il significato dei capolavori di Garcia Lorca, come Poeta a New York, Yerma e i Sonetti dell’amore oscuro. Si incontrarono per la prima volta nel 1935 a Madrid; Ramìrez de Lucas, studente di giurisprudenza, aveva solo 19 anni, mentre Lorca ne aveva già 38 e fu amore reciproco a prima vista.

Garcia Lorca preferì restare con l’amato a Madrid, nonostante avesse già deciso di partire per il Messico per scampare alla fucilazione che la Guerra civile gli stava riservando: pur di restare con lui accettò il pericolo, e infatti lo avrebbero fucilato un mese dopo.

dal sito "cultura.blogosfere.it"

Nella foto Juan Ramìrez de Lucas


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