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sabato 14 novembre 2015

Fabrizio De Andrè - La ballata degli impiccati

TRATTO DA "La ballata degli impiccati" di FABRIZIO DE ANDRE'Tutti morimmo a stentoingoiando l'ultima vocetirando...

Posted by Versi e prose in piena Libertà on Sabato 14 novembre 2015

lunedì 23 marzo 2015

FABRIZIO DE ANDRE' - Un chimico

FABRIZIO DE ANDRE' - Un chimico


deandre


Primavera non bussa, lei entra sicura,
come il fumo lei penetra in ogni fessura,
ha le labbra di carne e i capelli di grano,
che paura, che voglia che ti prenda per mano,
che paura, che voglia che ti porti lontano.


Ph.: Vivienne Mok


 

sabato 7 marzo 2015

FABRIZIO DE ANDRE' [L'infanzia di Maria]

FABRIZIO DE ANDRE' [L'infanzia di Maria]


maria2


E fosti tu Giuseppe un reduce del passato,
falegname per forza padre per professione,
a vederti assegnata da un destino sgarbato,
una figlia di più senza alcuna ragione,
una bimba su cui non avevi intenzione.


E mentre te ne vai stanco d'essere stanco,
la bambina per mano la tristezza di fianco
pensi "Quei sacerdoti la diedero in sposa,
a dita troppo secche per chiudersi su una rosa
a un cuore troppo vecchio che ormai si riposa".


 

FABRIZIO DE ANDRE' [L'infanzia di Maria]

FABRIZIO DE ANDRE' [L'infanzia di Maria]


maria2


E fosti tu Giuseppe un reduce del passato,
falegname per forza padre per professione,
a vederti assegnata da un destino sgarbato,
una figlia di più senza alcuna ragione,
una bimba su cui non avevi intenzione.


E mentre te ne vai stanco d'essere stanco,
la bambina per mano la tristezza di fianco
pensi "Quei sacerdoti la diedero in sposa,
a dita troppo secche per chiudersi su una rosa
a un cuore troppo vecchio che ormai si riposa".


 

sabato 21 febbraio 2015

FABRIZIO DE ANDRE'

FABRIZIO DE ANDRE'


don21.02


"Essere se stessi è una virtù esclusiva dei bambini,
dei matti e…
dei solitari."


 

lunedì 21 aprile 2014

LE PASSANTI Fabrizio De Andrè

LE PASSANTI

Fabrizio De André ( da una poesia di Antoine Paul )
( traduzione da G.Brassens)

Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c'era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più
A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l'hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità
Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano
A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato
Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino
Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti
Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

(f.g)

https://www.youtube.com/watch?v=LundIWwu_tQ#t=109


Testi e musica in piena Libertà

venerdì 14 marzo 2014

FABRIZIO DE ANDRE'

FABRIZIO DE ANDRE'

Tutti morimmo a stento
ingoiando l'ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumare la luce.
L'urlo travolse il sole, l'aria divenne stretta
cristalli di parole
l'ultima bestemmia detta...

(f.g)

FABRIZIO DE ANDRE'

FABRIZIO DE ANDRE'

Tutti morimmo a stento
ingoiando l'ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumare la luce.
L'urlo travolse il sole, l'aria divenne stretta
cristalli di parole
l'ultima bestemmia detta...

(f.g)

venerdì 20 settembre 2013

Tratto da UN MALATO DI CUORE di Fabrizio de Andrè

Tratto da UN MALATO DI CUORE di Fabrizio de Andrè

E fra lo spettacolo dolce dell’erba
fra lunghe carezze finite sul volto,
quelle sue cosce color madreperla
rimasero forse un fiore non colto.
Ma che la baciai questo sì lo ricordo
col cuore ormai sulle labbra,
ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.

(a.t)

mercoledì 21 agosto 2013

LA CITTA' VECCHIA di Fabrizio De André

LA CITTA' VECCHIA di Fabrizio De Andrè

Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia
quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.

E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l'esperienza
dove sono andati i tempi di una volta per Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione.

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere
per dimenticare d'esser stati presi per il sedere
ci sarà allegria anche in agonia col vino forte
porteran sul viso l'ombra di un sorriso tra le braccia della morte.

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie.
Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.

Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai dilapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire "micio bello e bamboccione".

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.

Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.

(f.g)
https://www.youtube.com/watch?v=KY7leWD_SfI


Testi e musica in piena Libertà

mercoledì 7 agosto 2013

dal sito fotocommunity.it - Quei giorni perduti a rincorrere il vento...

dal sito "fotocommunity.it"


"Quei giorni perduti a rincorrere il vento

a chiederci un bacio e volerne altri cento,

un giorno qualunque li ricorderai

amore che fuggi da me tornerai.

E tu che con gli occhi di un altro colore

mi dici le stesse parole d'amore,

fra un mese, fra un anno scordate le avrai

amore che vieni da me fuggirai.

Venuto dal sole o da spiagge gelate,

perduto in novembre o col vento d'estate

io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai;

amore che vieni, amore che vai."

Fabrizio De Andrè

Foto di Roberto Buonafina - ©

(f.g)

mercoledì 30 gennaio 2013

FIUME SAND CREEK di Fabrizio De Andrè


FIUME SAND CREEK  di Fabrizio De Andrè



Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura 
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura 
fu un generale di vent'anni 
occhi turchini e giacca uguale 
fu un generale di vent'anni 
figlio d'un temporale 


c'è un dollaro d'argento sul fondo del Sand Creek. 

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte 
e quella musica distante diventò sempre più forte 
chiusi gli occhi per tre volte 
mi ritrovai ancora lì 
chiesi a mio nonno è solo un sogno 
mio nonno disse sì 

a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek 

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso 
il lampo in un orecchio nell'altro il paradiso 
le lacrime più piccole 
le lacrime più grosse 
quando l'albero della neve 
fiorì di stelle rosse 

ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek 

Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte 
c'erano solo cani e fumo e tende capovolte 
tirai una freccia in cielo 
per farlo respirare 
tirai una freccia al vento 
per farlo sanguinare 

la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek 

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura 
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura 
fu un generale di vent'anni 
occhi turchini e giacca uguale 
fu un generale di vent'anni 
figlio d'un temporale 

ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek.


FIUME SAND CREEK di Fabrizio De Andrè


FIUME SAND CREEK  di Fabrizio De Andrè



Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura 
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura 
fu un generale di vent'anni 
occhi turchini e giacca uguale 
fu un generale di vent'anni 
figlio d'un temporale 

lunedì 21 gennaio 2013

CARO AMORE di Fabrizio De Andrè


Caro amore 

nei tramonti d'aprile 
caro amore 
quando il sole si uccide 
oltre le onde 
puoi sentire piangere e gioire 
anche il vento ed il mare. 


Caro amore 
così un uomo piange 
caro amore 
al sole, al vento e ai verdi anni 
che cantando se ne vanno 
dopo il mattino di maggio 
quando sono venuti 
e quando scalzi 
e con gli occhi ridenti 
sulla sabbia scrivevamo contenti 
le più ingenue parole. 

Caro amore 
i fiori dell'altr'anno 
caro amore 
sono sfioriti e mai più 
rifioriranno 
e nei giardini ad ogni inverno 
ben più tristi sono le foglie. 

Caro amore 
così un uomo vive 
caro amore 
e il sole e il vento e i verdi anni 
si rincorrono cantando 
verso il novembre a cui 
ci vanno portando 
e dove un giorno con un triste sorriso 
ci diremo tra le labbra ormai stanche 
"eri il mio caro amore".

(f.g)

CARO AMORE di Fabrizio De Andrè


Caro amore 

nei tramonti d'aprile 
caro amore 
quando il sole si uccide 
oltre le onde 
puoi sentire piangere e gioire 
anche il vento ed il mare. 

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