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sabato 21 settembre 2013

L'ULTIMA CENA di Maria do Rosário Pedreira

L'ULTIMA CENA di Maria do Rosário Pedreira

Portò le parole e le mise sulla tavola.
Le portò nelle mani chiuse (alcuni dissero
che nascondeva solo le ferite del silenzio).

Le posò sulla tavola e cominciò ad aprirle adagio,
adagio come il passare del tempo quando il tempo
non passa. E dopo le distribuì agli altri,
li moltiplicò in dita, in parole (qualcuno disse
che sarebbero arrivate a tutti, avrebbero oltrepassato i secoli e
avrebbero avuto la durata del tempo quando il tempo perdura).

Cenò insieme a tutti con il pane non lievitato e il vino aspro
delle magre viti del monte che i venti decimavano.
Quando si alzò, c'erano ancora parole sulla tavola,
cose da dire negli avanzi del pane che qualcuno aveva lasciato,
ferite profonde nelle mani che chiuse in silenzio e adagio.

Li vicino un fico fioriva. In attesa.

(f.g)

da LA CASA E L'ODORE DEI LIBRI di Maria do Rosário Pedreira

da LA CASA E L'ODORE DEI LIBRI di Maria do Rosário Pedreira

a mo' di dedica

Custodisci ora tu quello che io, improvvisamente, ho perso
forse per sempre - la casa e l'odore dei libri,
il dolce respiro del tempo, parole, il vero,
letti disfatti da qualche parte di mattina,
il rifugio di un corpo agitato nel suo sonno. Custodiscilo

serenamente e senza fretta, come io non ho mai saputo.
E proteggilo da tutti gli inverni - dalle strade
di fango e dalle voci più fredde. Accarezza
le sue ferite lentamente, con le mani e le labbra,
perché mai sanguinino. E ascolta, di notte,
il suo respiro ardente e ansimante
nel succedersi cadenzato dei sogni, che è dove nasconde
i più nascosti timori e desideri.

Non lasciare mai che si ascolti da solo nel suo parlare
prima di addormentarsi. E dopo attendi che,
nel buio della stanza, sia lui ad abbracciarti,
anche se non ti ha mai rivelato una sola volta che lo voleva.

Svegliati prima e indugia a guardarlo nella luce azzurra
che i giorni portano alla casa quando sono tranquilli.
E non chiedergli niente di mattina - le mattine gli appartengono;
lascialo a innaffiare i fiori sul balcone ed esci,
attraversa la strada finché c'è ancora il sole. E cosi
ci sarà sempre il sole e per sempre lo terrai,
come per sempre l'avrò perso io, improvvisamente,
per non aver fatto cosi.

(f.g)

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