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lunedì 17 novembre 2014

Georgi Gospodinov - Fisica della malinconia

Georgi Gospodinov - Fisica della malinconia

EPIFANIE
Accadde quando meno me lo aspettavo.
Era un tardo pomeriggio invernale, la neve si stava squagliando. Alcuni giorni prima che smettessi di uscire dalla cantina. Camminavo sempre più lentamente, guardavo le case, le vie vuote della domenica, gennaio… Mi resi conto, per la prima volta con assoluta chiarezza (la chiarezza dell’aria di gennaio), che quello che rimane non sono momenti eccezionali, non sono avvenimenti, ma appunto qualcosa che non accade. Un tempo libero dalla pretesa di eccezionalità. Ricordi di pomeriggi nei quali non era successo nulla. Nulla se escludiamo la vita in tutta la sua pienezza. Il sottile odore del fumo di legna, le gocce, la sensazione di solitudine, il silenzio, lo scricchiolio della neve sotto i piedi, il leggero allarme dell’imbrunire, lento e irrevocabile.

venerdì 22 agosto 2014

GEORGI GOSPODINOV - FISICA DELLA MALINCONIA

GEORGI GOSPODINOV - FISICA DELLA MALINCONIA


fisica_OKOKOK

PROLOGO

Sono nato alla fine di agosto del 1913 come creatura umana di sesso maschile. Non so la data precisa. Aspettarono qualche giorno per vedere se sarei sopravvissuto e solo allora mi registrarono all’anagrafe. Lo facevano con tutti. I lavori estivi stavano finendo, bisognava raccogliere questo o quest’altro dai campi, la mucca era gravida e necessitava di cure e attenzioni. Era cominciata la Grande Guerra. L’ho passata insieme a tutte le altre malattie infantili, la varicella, il morbillo etc.

Sono nata, come drosofila, due ore prima del sorgere del sole. Morrò stasera dopo il suo tramonto.

Sono nato il 1° gennaio del 1968 come creatura umana di sesso maschile. Ricordo fino all’ultimo dettaglio tutto il 1968 dall’inizio alla fine. Non ricordo nulla dell’anno in cui viviamo ora. Non so neanche che anno sia.

Sono sempre stato nato. Ricordo ancora la grande Glaciazione e la fine della Guerra Fredda. Lo spettacolo dei dinosauri in agonia (di entrambe queste epoche) è una delle cose più insopportabili che abbia mai visto.
Non sono ancora nato. Sono imminente. Sono a meno sette mesi. Non so come si calcola questo tempo negativo trascorso nelle viscere. Sono grosso, sono grossa (non sanno ancora di che sesso sono) come un’oliva, peso un grammo e mezzo. La coda mi sta gradualmente scomparendo. L’animale in me sta andando via salutandomi con la coda che mi sta sparendo. Sembra che sia stato scelto come creatura umana. Qui è buio e accogliente, sono attaccato a qualcosa che si muove.

Sono nato il 6 settembre del 1944 come creatura umana di sesso maschile. Tempo di guerra. Dopo una settimana mio padre è partito per il fronte. A mamma è andato via il latte. Una zia senza figli voleva prendermi per allevarmi e per adottarmi, ma non hanno voluto. Ho strillato notti intere per la fame, per biberon mi davano da succhiare il pane inzuppato nel vino.

Mi ricordo di esser nato come rovo di rosa canina, pernice, ginkgo biloba, lumaca, nuvola di giugno (il ricordo è assai breve), fiore autunnale turchino di croco intorno a Halensee, ciliegio precoce gelato da una tarda neve d’aprile, come neve che ha gelato l’ingannato albero di ciliegie…

Io siamo.

EPILOGO

Sono morto (partito per l’Ungheria) alla fine di gennaio del 1995, come essere umano di sesso maschile di 82 anni. Non so la data esatta. La cosa migliore è morire d’inverno, quando c’è meno lavoro, per non creare difficoltà.

Sono morta in quanto mosca del vino all’imbrunire. Il tramonto del giorno (della mia vita) era bellissimo.

Sono morto il 7 dicembre del 2058 come essere umano di sesso maschile. Non ricordo nulla di quell’anno. In compenso ricordo ogni giorno dell’anno in cui sono nato, il 1968.

Sono sempre stato morto. Ed è stato sempre buio. Se la morte è buio e assenza di altri…
Ancora non sono morto. Sono imminente. Ho meno tre mesi. Non so come si calcola questo tempo negativo trascorso nelle viscere. Qui è buio e comodo, sono attaccato a qualcosa che si muove. Tra tre mesi passo dall’altra parte. Alcuni chiamano nascita questa morte.

Sono morto il 1° febbraio del 2026 come essere umano di sesso maschile. Mio padre diceva che la cosa migliore è morire d’inverno, gli ho ubbidito. Per tutta la vita ho fatto il veterinario. Una volta sono stato in Finlandia…

Ricordo di esser morto come lumaca, rovo di rosa canina, pernice, ginkgo biloba, nuvola di giugno (il ricordo è assai breve), fiore autunnale turchino di croco intorno a Halensee, ciliegio precoce gelato da una tarda neve d’aprile, come neve che ha gelato l’ingannato albero di ciliegie…

Io fummo.


Art. Ernst Max

martedì 8 luglio 2014

da Fisica della malinconia di GEORGI GOSPODINOV

da Fisica della malinconia di GEORGI GOSPODINOV

Cose che somigliano al labirinto

Un cervello umano. Le circonvoluzioni cerebrali di tutti i mammiferi. Il sistema nervoso di un organismo o un nervo preso in particolare con tutte le sue diramazioni filamenti nervosi, assoni etc.
La serpentina dell’intestino tenue e delle interiora in generale.
DNA
Sfoglie al formaggio, bjurek, saralii. Tutti i dolci orientali. Il volo delle api, la lingua in cui comunicano tra di loro, le figure intrecciate. La lingua delle api è un labirinto.
Il bosco.
La struttura delle radici delle piante che durano uno o più anni.
La struttura della parte interna dell’orecchio e il labirinto membranaceo e osseo.
Una città senza un fiume in cui capiti per la prima volta. La mancanza del fiume è una cosa seria. Altrimenti il suo filo d’Arianna ti guida facilmente.
I percorsi segreti di una passeggiata con l’amante che vuoi tenere nascosta.
Gli scarabocchi su un foglietto mentre sostieni una noiosa conversazione al telefono.
Il pube di una ragazza. Qui il labirinto viene prima della caverna.
Un gomitolo di filo.
Il labirinto disegnato dallo sguardo del lettore.
Se osservi a lungo e da vicino una rosa vi scorgerai un labirinto. E le corna di uno scarabeo minotauro.

(f.g)

lunedì 7 luglio 2014

GEORGI GOSPODINOV Fisica della malinconia PROLOGO

GEORGI GOSPODINOV Fisica della malinconia

PROLOGO

Sono nato alla fine di agosto del 1913 come creatura umana di sesso maschile. Non so la data precisa. Aspettarono qualche giorno per vedere se sarei sopravvissuto e solo allora mi registrarono all’anagrafe. Lo facevano con tutti. I lavori estivi stavano finendo, bisognava raccogliere questo o quest’altro dai campi, la mucca era gravida e necessitava di cure e attenzioni. Era cominciata la Grande Guerra. L’ho passata insieme a tutte le altre malattie infantili, la varicella, il morbillo etc.

Sono nata, come drosofila, due ore prima del sorgere del sole. Morrò stasera dopo il suo tramonto.

Sono nato il 1° gennaio del 1968 come creatura umana di sesso maschile. Ricordo fino all’ultimo dettaglio tutto il 1968 dall’inizio alla fine. Non ricordo nulla dell’anno in cui viviamo ora. Non so neanche che anno sia.

Sono sempre stato nato. Ricordo ancora la grande Glaciazione e la fine della Guerra Fredda. Lo spettacolo dei dinosauri in agonia (di entrambe queste epoche) è una delle cose più insopportabili che abbia mai visto.

Non sono ancora nato. Sono imminente. Sono a meno sette mesi. Non so come si calcola questo tempo negativo trascorso nelle viscere. Sono grosso, sono grossa (non sanno ancora di che sesso sono) come un’oliva, peso un grammo e mezzo. La coda mi sta gradualmente scomparendo. L’animale in me sta andando via salutandomi con la coda che mi sta sparendo. Sembra che sia stato scelto come creatura umana. Qui è buio e accogliente, sono attaccato a qualcosa che si muove.

Sono nato il 6 settembre del 1944 come creatura umana di sesso maschile. Tempo di guerra. Dopo una settimana mio padre è partito per il fronte. A mamma è andato via il latte. Una zia senza figli voleva prendermi per allevarmi e per adottarmi, ma non hanno voluto. Ho strillato notti intere per la fame, per biberon mi davano da succhiare il pane inzuppato nel vino.

Mi ricordo di esser nato come rovo di rosa canina, pernice, ginkgo biloba, lumaca, nuvola di giugno (il ricordo è assai breve), fiore autunnale turchino di croco intorno a Halensee, ciliegio precoce gelato da una tarda neve d’aprile, come neve che ha gelato l’ingannato albero di ciliegie…

Io siamo.

(f.g)

Art. Monica Leonardo


GEORGI GOSPODINOV Fisica della malinconia

GEORGI GOSPODINOV Fisica della malinconia

PROLOGO

Sono nato alla fine di agosto del 1913 come creatura umana di sesso maschile. Non so la data precisa. Aspettarono qualche giorno per vedere se sarei sopravvissuto e solo allora mi registrarono all’anagrafe. Lo facevano con tutti. I lavori estivi stavano finendo, bisognava raccogliere questo o quest’altro dai campi, la mucca era gravida e necessitava di cure e attenzioni. Era cominciata la Grande Guerra. L’ho passata insieme a tutte le altre malattie infantili, la varicella, il morbillo etc.

Sono nata, come drosofila, due ore prima del sorgere del sole. Morrò stasera dopo il suo tramonto.

Sono nato il 1° gennaio del 1968 come creatura umana di sesso maschile. Ricordo fino all’ultimo dettaglio tutto il 1968 dall’inizio alla fine. Non ricordo nulla dell’anno in cui viviamo ora. Non so neanche che anno sia.

Sono sempre stato nato. Ricordo ancora la grande Glaciazione e la fine della Guerra Fredda. Lo spettacolo dei dinosauri in agonia (di entrambe queste epoche) è una delle cose più insopportabili che abbia mai visto.

Non sono ancora nato. Sono imminente. Sono a meno sette mesi. Non so come si calcola questo tempo negativo trascorso nelle viscere. Sono grosso, sono grossa (non sanno ancora di che sesso sono) come un’oliva, peso un grammo e mezzo. La coda mi sta gradualmente scomparendo. L’animale in me sta andando via salutandomi con la coda che mi sta sparendo. Sembra che sia stato scelto come creatura umana. Qui è buio e accogliente, sono attaccato a qualcosa che si muove.

Sono nato il 6 settembre del 1944 come creatura umana di sesso maschile. Tempo di guerra. Dopo una settimana mio padre è partito per il fronte. A mamma è andato via il latte. Una zia senza figli voleva prendermi per allevarmi e per adottarmi, ma non hanno voluto. Ho strillato notti intere per la fame, per biberon mi davano da succhiare il pane inzuppato nel vino.

Mi ricordo di esser nato come rovo di rosa canina, pernice, ginkgo biloba, lumaca, nuvola di giugno (il ricordo è assai breve), fiore autunnale turchino di croco intorno a Halensee, ciliegio precoce gelato da una tarda neve d’aprile, come neve che ha gelato l’ingannato albero di ciliegie…

Io siamo.

(f.g)

Art. Monica Leonardo

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