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lunedì 11 maggio 2015

FRIDA KAHLO dal diario, la sera prima della sua morte...

FRIDA KAHLO
dal diario, la sera prima della sua morte

Se soltanto avessi vicino a me la sua carezza
come l’aria accarezza la terra
la realtà della sua persona, mi farebbe
più felice, mi allontanerebbe
dalla sensazione che mi riempie di grigio.
Nulla dentro di me sarebbe più
così profondo, così definitivo.
Ma come gli spiego il mio enorme bisogno di tenerezza!
La mia solitudine di anni.
La mia struttura non conforme per disarmonia, per inadeguatezza.
Io credo che sia meglio andare, andare e non scappare.
Che tutto passi in un momento. Magari.

( a.c.)

mercoledì 28 gennaio 2015

da IL DIARIO DI ANNA FRANK

da IL DIARIO DI ANNA FRANK


159


Domenica, 14 giugno 1942

Venerdì 12 giugno ero già sveglia alle sei: si capisce, era il mio compleanno! Ma alle sei non mi era consentito d'alzarmi, e così dovetti frenare la mia curiosità fino alle sei e tre quarti. Allora non potei più tenermi e andai in camera da pranzo, dove Moortje, il gatto, mi diede il benvenuto strusciandomi addosso la testolina.

Subito dopo le sette andai da papà e mamma e poi nel salotto per spacchettare i miei regalucci. Il primo che mi apparve fosti tu, forse uno dei più belli fra i miei doni. Poi un mazzo di rose, una piantina, due rami di peonie: ecco i figli di Flora che stavano sulla mia tavola quella mattina; altri ancora ne giunsero durante il giorno. Da papà e mamma ebbi una quantità di cose, e anche i nostri numerosi conoscenti mi hanno veramente viziata. Fra l'altro ricevetti un gioco di società, molte ghiottonerie, cioccolata, un puzzle, una spilla, la Camera obscura, le Saghe e leggende olandesi di Joseph Cohen, le Vacanze in montagna di Daisy, un libro straordinario, e un po' di denaro, così che mi potrò comprare i Miti di Grecia e di Roma. Che bellezza!

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Anna morirà di tifo a Bergen-Belsen, campo di concentramento situato in Germania, nel marzo del 1945, insieme alla sorella Margot, dopo essere stata deportata nel settembre 1944 ad Auschwitz.

lunedì 26 maggio 2014

ANAIS NIN FUOCO (Diario inedito senza censura 1934-1937)

ANAÏS NIN
FUOCO (Diario inedito senza censura 1934-1937)

19 MARZO 1935

Il mio prossimo libro si chiamerà Bugie Bianche. Sono molto felice. Sono al centro del mondo che mi sono creata, dove tutto per il momento è esattamente come lo voglio. Ho complottato, mentito, tiranneggiato, lottato, e alla fine sono riuscita a realizzare il mio vero desiderio: la vita con Henry. Henry da toccare, da baciare, da accarezzare, Henry con cui andare a letto - Henry e il suo clima lento, sensuale, non intellettuale. Henry e la sua risata, la sua gioiosità e il suo letargo. I pasti con Henry. La domenica con Henry. I film con Henry. Henry che scrive mentre io leggo il suo lavoro. Henry che rivede i miei scritti.

dalla PREFAZIONE

Fuoco è il terzo volume della serie “Diari d’amore”, dopo Henry e June e Incest.
Dal 1931, il fatidico anno della sua prima relazione amorosa con Henry Miller, Anaïs Nin iniziò la sua ricerca dell’amore perfetto che sarebbe durata per tutta la vita e confidò questa ricerca al suo diario. “La disciplina di scrivere quotidianamente sul diario fin dal 1914 aveva dato ad Anaïs l’incredibile capacità di descrivere le sue emozioni più profonde ‘a caldo’ per cosi dire, immediatamente dopo un evento.” Anaïs continuò a tenere il diario – sempre scritto a mano – fino alla morte, avvenuta nel 1977. Le trentacinquemila pagine che lo compongono sono ora nello Special Collections Department della UCLA, a disposizione degli studiosi che vogliono consultarle.
Nel 1920, dopo che John Erskine e altri le dissero che il diario conteneva le sue pagine migliori, Anaïs cominciò a pensare a come pubblicarlo senza ferire altre persone. Più tardi Henry Miller le disse di pubblicare “tutto quanto - di stendere i panni sporchi”. Anaïs studiò un certo numero di progetti per pubblicare il diario: trasformarlo in un romanzo, scritto in forma diaristica ma con nomi fittizi, o farne un diario che contenesse sia nomi veri che nomi fittizi. Ma, dal momento che nessuno di questi progetti riusciva a soddisfare il suo bisogno di proteggere suo marito e altri, Anaïs si volse alla narrativa.

(f.g)

Foto dal film Henry & June (1990)


domenica 13 aprile 2014

dal Diario I di Anais Nin

dal Diario I di Anaïs Nin

[...]Le due facce di Henry (*nota Miller) venivano fuori simultaneamente: accettazione e passività di fronte alla vita, ribellione e rabbia per tutto quello che gli succedeva. Sopportava, poi doveva vendicarsi, probabilmente nella sua opera. La reazione ritardata dello scrittore.
June lo irrita. Se ne allontana per immergersi nel mondo poco complesso che gli piace. “Mi piacciono le prostitute. Non ci sono pretese lì. Si lavano di fronte a te.”
Io amo la potenza della sua scrittura, la forza bruta, distruttiva, impavida, catartica. Mi turba questa strana mistura di adorazione per la vita, entusiasmo, interesse appassionato per tutto, energia, esuberanza, riso e improvvise tempeste distruttive. Esplode tutto: ipocrisia, paura, meschinità, falsità. È un’affermazione dell’istinto. Usa la prima persona, nomi veri, ripudia ordine e forma e la narrativa stessa. Scrive nel modo sconnesso in cui sentiamo, su vari livelli allo stesso tempo. [...]

(f.g)

mercoledì 27 novembre 2013

ANAIS NIN

ANAIS NIN

[...]Chiede di rivedermi.
Quando aspetto nella poltrona della sua stanza, e lui s’inginocchia a baciarmi,
è più strano di tutti i miei pensieri.
Con la sua esperienza mi domina.
Mi domina anche con la sua mente, e io sono ridotta al silenzio.
Mi sussurra cosa deve fare il mio corpo.
Io obbedisco, e nuovi istinti si risvegliano in me.
Mi ha conquistata.
Un uomo così umano; e io, all’improvviso, sfacciatamente naturale.
Sono stupita di ritrovarmi sdraiata sul letto di ferro, con la mia sottoveste nera consunta e stropicciata. E la parte più segreta di me infranta, per un momento, da un uomo che si definisce “l’ultimo uomo sulla terra.[...]

(f.g)

giovedì 8 agosto 2013

Dal diario segreto di Anais Nin

Dal diario segreto di Anaïs Nin

“Ieri sera ho pianto. Ho pianto perché il processo grazie al quale sono divenuta donna è stato doloroso.
Ho pianto perché non sono più una bambina, con la fede cieca di una bambina.
Ho pianto perché i miei occhi sono aperti sulla realtà: sull’egoismo di Henry, sulla smania di potere di June, sulla mia creatività insaziabile che deve sempre occuparsi degli altri e non sa bastare a se stessa.
Ho pianto perché non posso più credere e io amo credere. Posso anche amare senza credere. Questo significa che amo umanamente.
Ho pianto perché ho perso il mio dolore e non sono ancora abituata alla sua assenza.
Ho pianto perché d’ora in avanti piangerò meno.”

(f.g)

martedì 4 giugno 2013

Tratto da DIARIO DI POETA E MARE di Juan Ramón Jiménez

Tratto da DIARIO DI POETA E MARE di Juan Ramón Jiménez

Radici e ali.
Ma che le ali mettano radici e le radici volino.

(a.t)

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