[...] Manna scrive poesie, e quando di recente le ho detto che volevo scrivere un epilogo per il mio libro ma non sapevo che dire su di lei, mi ha mandato questo:
«Sono passati cinque anni, da quando tutto è cominciato in una stanza luminosa di nubi, dove leggevamo Madame Bovary e mangiavamo cioccolatini da un piatto rosso come il vino, tutti i giovedì mattina. Dell'implacabile monotonia della nostra vita quotidiana non è cambiato quasi nulla. Io invece sono cambiata, in un certo senso. Ogni mattina, quando sorge il solito sole, quando mi sveglio e mi metto il solito velo davanti al solito specchio per uscire e diventare ancora una volta parte di quella che chiamano realtà, penso anche a un'altra "me", nuda sulle pagine di un libro: in un mondo di fantasia, fissa e immobile come una statua di Rodin. E così rimarrò finché mi terrete nei vostri occhi, cari lettori».
(f.g)
Nessun commento:
Posta un commento