“Era così che aveva e avrebbe sempre suonato. Ogni volta che intonava una nota le diceva addio. Talvolta non la salutava neppure. Quelle vecchie canzoni erano abituate a essere amate e desiderate da chi le suonava; i musicisti le coccolavano e le facevano sentire fresche, nuovissime. Con Chet, le canzoni si sentivano trascurate. Quando la suonava lui, una canzone aveva bisogno di essere consolata: non era il suo modo di suonare a essere carico di sentimento, era la canzone stessa a esserlo, perché si sentiva ferita. Si avvertiva che ogni nota cercava di rimanere con lui un poco di più, implorandolo. La canzone stessa supplicava chiunque fosse disposto ad ascoltarla: ti prego, ti prego, ti prego.”
(f.g)
Nessun commento:
Posta un commento